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Scienze forensi nei romanzi noir, Valentina Di Rienzo: “Fondamentali per tessere trame complesse”

Dall’analisi della scena del crimine alle tecniche di indagini, le scienze forensi sono protagoniste di molti romanzi noir, gialli e thriller. Quale valore aggiunto danno alla trama di un romanzo e come un autore, in genere non del settore, si prepara per scriverne?

Restiamo incollati alle pagine, raccontandoci i dettagli di un omicidio, l’esito di un’autopsia, la tipologia di bossoli ritrovati accanto al cadavere e molto altro ancora. Stiamo parlando dei romanzi gialli, noir e thriller, generi fra i più letti in Italia e nel mondo. Così come sono molto seguiti programmi crime che trattano di casi di cronaca nera.

Ad appassionare il lettore o lo spettatore, oltre alla vicenda, sono proprio gli aspetti più tecnici, quelli dove le scienze forensi sono protagoniste.

Che apporto danno le scienze forensi alla trama di un libro e come ci si prepara a scriverne se non si lavora in questo settore? Ne abbiamo parlato con la scrittrice Valentina Di Rienzo.

Valentina ha esordito con il romanzo Il Vangelo Segreto (Edizioni Cento Autori, 2011), primo capitolo della saga con i protagonisti de Il Quarto Vuoto (Ugo Mursia Editore, 2017) e de La regina nera (2021). È autrice del racconto Ombre (Giulio Perrone Editore), del racconto Segreto professionale (MilanoNera), dei racconti Ali e M. pubblicati nelle antologie dei concorsi dell’Associazione VOLO – Viaggiando Oltre L’Orizzonte. Nel 2022 pubblica il romanzo giallo L’esigenza di uccidere e nel 2023 Il favore delle tenebre, entrambi per Morellini Editore.

Valentina, nei tuoi romanzi fai molto spesso riferimento a scienze e tecniche di indagine forensi, per esempio in “L’esigenza di uccidere” la balistica e la medicina legale hanno un ruolo fondamentale. Come entrano nella storia e che valore aggiunto danno al lettore?

Le scienze forensi sono di fondamentale importanza nella mia attività di autrice, perché mi forniscono ampio margine nella creazione dell’indagine letteraria e soprattutto perché danno uno spaccato di ciò che le investigazioni delle Forze dell’Ordine sono davvero al giorno d’oggi.

Per esempio ne “L’esigenza di uccidere”, il mio precedente romanzo, la balistica è stata essenziale per la costruzione dell’attentato ai danni del pentito e dei due carabinieri della scorta, il delitto centrale da cui si dipana la storia.

Analizzare i bossoli rinvenuti sulla scena del crimine serve infatti agli inquirenti per cercare di risalire a quale arma abbia sparato in termini di tipologia, calibro, marca e soprattutto nel tentativo di cercare quella stessa pistola nel database dove sono archiviate le peculiarità di armi già coinvolte in altri reati.

Il valore aggiunto per il lettore credo sia proprio questo: poter leggere una storia che sia la più fedele possibile alle vere indagini di cui leggiamo sui giornali ogni giorno e che vengono rappresentate nei documentari in televisione

In “Il favore delle tenebre”, l’analisi della scena del crimine e delle tracce biologiche occupa una parte importante. Ritieni che permetta alla storia di risultare più autentica e coinvolgente?

Sì. Nel mio nuovo romanzo la scena del crimine e le tracce biologiche sono infatti il primo, importante spunto da cui l’inchiesta prende forma.

La scena del crimine si trova al secondo piano della torre del monastero di Torba (Gornate Olona, Varese), splendido sito del FAI, e già il luogo stesso è per gli investigatori fonte di interrogativi: perché la vittima si è recata lì? Chi ce l’ha condotta? Trattandosi dell’uccisione di un sacerdote, chi e perché gli ha inciso sul tronco una stella a otto punte?

Questo è utile ai carabinieri del Reparto Crimini Violenti dell’Arma, di cui i miei protagonisti fanno parte, investigatori con particolari competenze che permettono loro di trattare casi ad alta risonanza mediatica e, soprattutto in quello che tratto nel romanzo, anche di grave efferatezza.

Le tracce biologiche rinvenute sulla scena – davvero esigue quelle non appartenenti al cadavere – suggeriscono forse uno o più assassini organizzati? I simboli satanici tracciati sulla parete della torre sono stati eseguiti con il sangue della vittima, una scelta che detona particolare intento. Insomma, ritengo che leggere dell’analisi di queste tracce sia coinvolgente per il lettore tanto quanto lo è per me crearle e scriverle

Al passo con i tempi e l’evoluzione tecnologica, anche l’analisi dei tabulati telefonici, delle videoregistrazioni delle telecamere ambientali e dei profili social, entra nei tuoi noir. Rispetto agli investigatori del passato, oggi i protagonisti di gialli e noir hanno molti più strumenti che possono usare. Sono di aiuto anche nell’intreccio della trama?

Ciascun espediente narrativo ha due facce, come si dice delle medaglie. Per chi come me si appassiona nel tessere trame complesse dal punto di vista dell’indagine forense vissuta dai protagonisti, questi strumenti sono validi alleati e divertenti rompicapo.

Per chi invece ama raccontare altro genere di crime gli strumenti forniti dai recenti progressi delle scienze forensi possono, al contrario, appesantire la narrazione.

Mi spiego meglio: se sono un autore che desidera investigatori più classici, di quelli “alla vecchia maniera”, che indaghino solo attraverso l’intuito, gli interrogatori porta a porta e via dicendo, il “mezzo” forense è sicuramente di intralcio, ragion per la quale questi narratori prediligono ambientazioni nel passato.

Oggi chi sia addentro alla questione delle indagini – a vario titolo – conosce il potenziale fornito dai cellulari, dai social media, dalle applicazioni di messaggistica, sia delle vittime sia dei potenziali colpevoli. I miei romanzi sono ambientati al giorno d’oggi e mi sentirei di sbagliare se non dessi al lettore la possibilità di ritrovare strumenti che è noto esistano.

Non a caso ne “Il favore delle tenebre” ho fatto sì che il cellulare della vittima fosse indisponibile: dovevo limitare i dati a disposizione degli inquirenti, infatti la loro ipotesi è quella del furto da parte dell’assassino allo scopo di depistarli.

Il paese in cui l’indagine è ambientata, Gornate Olona, mi ha poi offerto un naturale luogo provvisto di poche telecamere ambientali e/o private che avrebbero necessariamente immortalato i colpevoli. Poche, ma non inesistenti.

Per poterne parlare necessariamente hai dovuto studiare e approfondire le tecniche e le scienze forensi. Come ti sei documentata su queste tematiche?

Ho la fortuna di essere una volontaria di Protezione Civile nell’Associazione Nazionale Carabinieri, ho quindi colleghi in congedo dall’Arma o “semplici” appassionati come me che sanno rispondere alle domande che rivolgo loro quando lavoro a una trama; poi ovviamente ci sono i libri, c’è internet – da usare con dovuto senso critico e sempre controllando le fonti; ci sono documentari molto ben fatti, sia sulla televisione pubblica sia su quella on demand e in ultimo, ma non per importanza, ci sono le riviste di settore.

Anche le serie TV, se costruite a dovere, possono regalare spunti utili. Materiale sulla scienza forense italiana esiste, ed è un bene per me che sto ambientando la nuova serie di romanzi in Italia, ma c’è anche quello americano che può dare un ulteriore supporto, specie sulle tecnologie

Con il fiorire di programmi TV, film, documentari e inchieste, anche i lettori sono più preparati ed esigenti. Pensi che il diffondersi dell’attenzione verso il crime abbia alzato l’asticella per chi scrive gialli e noir?

Credo proprio di sì. Il pubblico abituale di gialli, thriller e noir è molto preparato sull’argomento, a volte tanto quanto l’autore stesso. Io per esempio lo sono tanto come lettrice/spettatrice quanto come scrittrice.

I social, poi, offrono ai lettori la possibilità di scrivere direttamente agli autori e non è affatto raro che qualcuno di loro ci corregga sugli errori (inevitabili, sempre) che può capitarci di fare quando trattiamo una materia che ci appassiona ma che spesso, come nel mio caso, non è la specializzazione professionale.

Diciamo che l’ideale sarebbe apprezzare ciò che l’autore ha il merito di sfruttare correttamente nell’intreccio della storia, comprendere che umanamente possa sbagliare e anche concedergli eventuali licenze narrative che offrono fluidità e bellezza a un romanzo senza per forza perdersi dietro ai tecnicismi.

In ogni caso è un piacere trovare lettori attenti e soddisfare le loro aspettative è una sfida entusiasmante. Citando un bravo autore italiano, aggiungo che le storie vivono soltanto quando vengono lette. Se chi le legge è attento e preparato, tanto meglio.

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