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C’è una nuova indagine sul caso Gambirasio, ma è fumo negli occhi

È certamente un colpo di scena la decisione del  Gip di Venezia, Alberto Scaramuzza,  di indagare Letizia Ruggeri, la pm del Tribunale di Bergamo del caso Gambirasio. I reati ipotizzati sono quelli di depistaggio e frode processuale. Cos’è successo?

Yara Gambirasio e le 54 provette

È successo che i legali di Bossetti avevano presentato una denuncia a proposito delle 54 provette che contengono i reperti biologici del caso. La loro osservazione è questa: che la trasmissione dei reperti dall’Ospedale San Raffaele di Milano, dove erano conservati, all’Ufficio Corpi di Reato del Tribunale di Bergamo, sia avvenuta in modo tale da compromettere la catena del freddo, danneggiando irreversibilmente la possibilità di un riesame dei reperti stessi da parte della difesa.

Il trasbordo avvenne a dicembre 2019. Venezia aveva respinto questa denuncia, i legali hanno fatto allora opposizione e il Gip l’ha accolta in parte.

A che serve questa denuncia?

In pratica, i legali di Bossetti cercano di ottenere a Venezia quel che non hanno mai ottenuto a Bergamo (Assise) e Milano (Appello). Stanno cercando uno spiraglio per ottenere la revisione del processo e quindi cercano una Corte che stabilisca che quei reperti furono male conservati, impedendo come dicevamo di fatto, alla difesa, di riesaminarli. Ma per avere la revisione, che è cosa rarissima, ci vogliono nuove prove, quindi anche dimostrando che i reperti sono stati trasbordati male all’epoca, che prova mai si avrebbe da riaprire il processo? Nessuna, perché quelle provette erano state analizzate compiutamente molto prima dello spostamento, ovviamente, e cioè prima del processo.

Un’accusa singolare

Solo al termine del processo i reperti furono spostati a Bergamo, come prevede la legge, ma l’operazione impiegò 12 giorni. È da capire per quale motivo, certo, ma quella alla Ruggeri è comunque un’accusa singolare a dir poco. Singolare, perché arriva dopo tre gradi di giudizio, quando l’ergastolo di Bossetti è definitivo e acclarato. Singolare, perché pretende di riaprire un caso in cui la prova del dna è granitica e le accuse a suo tempo mosse al laboratorio del San Raffaele (di aver lavorato male) si sono rivelate infondate. Singolare, perché la richiesta di rifare gli esami del dna fu già bocciata nel momento migliore, durante il processo cioè, per il semplice motivo che non ce n’era bisogno, in quanto compiuti a regola d’arte.

Singolare, perché durante il processo i campioni hanno dormito sonni tranquilli nelle celle frigorifere del San Raffaele. Ora però i legali di Bossetti dichiarano che con nuove tecnologie quei reperti potrebbero essere ri-analizzati. Ma il dna, ad esempio, non c’è più. Era già pochissimo allora ed è stato consumato tutto. Non è colpa di nessuno se ce n’era poco dall’inizio. Le scienze forensi non fanno miracoli.

Secondo la loro ipotesi, tuttavia, la Ruggeri avrebbe volontariamente fatto rovinare i campioni in modo da renderli successivamente lo stesso non più esaminabili.  Per la stessa accusa erano già stati denunciati, dai legali di Bossetti, anche Giovanni Petrillo e Laura Epis, ossia il Presidente della Prima Sezione del Tribunale di Bergamo e la funzionaria responsabile dell’Ufficio Corpi di Reato. Ma loro posizione è stata archiviata tempo fa. Erano stati denunciati dai legali di Bossetti insieme al Pm Letizia Ruggeri, che rimane la sola ad essere indagata.

Che accadrà ora?

A Bergamo (intesa come Procura) non l’hanno presa bene. Sorpresa e sconcerto, la convinzione che sia tutta una bolla di sapone.

Yara Gambirasio scomparve il 26 novembre 2010. Fu ritrovata il 26 febbraio successivo. Massimo Bossetti ha subito la condanna definitiva nel 2018. È quasi impossibile che questa indagine, comunque vada, cambi qualcosa per lui. A parere di chi scrive, è fumo negli occhi dell’opinione pubblica, è un pasto servito ai lettori veloci e disinformati, che subito diranno che Bossetti è innocente. Ma la condanna non sarà messa in discussione da questa indagine.

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