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Il ruolo del servizio sociale: minori, famiglia, devianza e criminalità. Interventi di prevenzione e tutela. Intervista a Rossella Loprete, Dottore in Psicologia clinica e Assistente Sociale

Quanto è importante, nel contrasto alla devianza giovanile, il contesto familiare? Si parla sempre più spesso di famiglie multiproblematiche con implicazioni notevoli sulla vita dei ragazzi, sempre più confusi sui comportamenti da seguire.

Quali sono le dinamiche alla base dei comportamenti devianti ricorrenti? Ho intervistato la Dottoressa Rossella Loprete, che da dodici anni si occupa di presa in carico e assistenza sociale per cercare di fare il punto su questo delicato tema sociologico.

Dottoressa Loprete, oggi sempre più ragazzi si sentono soli, non riescono ad esternare le loro paure, il clima familiare si sgretola e le forme di devianza sono sempre più diversificate. Quanto è importante un welfare coordinato e attivo per chi lavora nell’assistenza sociale?

“E’ prassi ormai consolidata che la tutela del minore e la sua presa in carico non può prescindere da una presa in carico dell’intero nucleo familiare con le sue risorse e vulnerabilità. Il servizio sociale è chiamato alla tutela dei minori e delle famiglie in tutti i sui aspetti. I minori cresciuti all’interno di famiglie multiproblematiche sono maggiormente esposti a rischio poiché è nella relazione con i genitori che costruiscono la propria identità, la propria visione di sé e del mondo e attribuiscono significati alla realtà. Bisogna partire da una buona e completa analisi delle caratteristiche psicosociali della genitorialità, individuare i criteri scientifici per valutare le competenze genitoriali, costruire e validare gli strumenti per la valutazione.  La genitorialità, sebbene, sia una fase normale della vita adulta, dunque biologicamente fondata, culturalmente riconosciuta e socialmente sancita, costituisce una sfida tra le persone in quanto richiede un impegno attivo da parte dei protagonisti e il modo con cui un individuo si adatta al ruolo di genitore e lo esercita concretamente è influenzato da fattori sia ambientali che personali.”

È possibile prevenire la devianza-criminalità minorile mediante l’educazione sociale?

“I cambiamenti dei contesti familiari hanno comportato la crescita delle aspettative nei confronti dei figli con una notevole riduzione del tempo di cura; donne divise tra desiderio di maternità e mondo del lavoro, viene meno la figura del padre autoritario, aumentano le separazioni e i divorzi, il numero dei minori devianti ed autori di reato. La prevenzione della devianza e della delinquenza minorile deve agire su diversi livelli (macro e micro) e comprendere l’assistenza alla famiglia, in termini di cura e protezione con attenzione al benessere del minore; un’attenzione che deve essere garantita alle famiglie con problemi economici, sociali e culturali, occorrerebbe inoltre assicurare assistenza ai minori a rischio di marginalità sociale, e dovrebbe essere garantito l’accesso ad un elevato livello di educazione pubblica. Gli interventi di prevenzione della devianza (prevenzione primaria) e delinquenza minorile (prevenzione secondaria) sono parte essenziale degli interventi sociali di prevenzione del crimine. Si tratta di interventi che dovrebbero principalmente concentrarsi sul sostegno alle famiglie vulnerabili, sul coinvolgimento delle scuole nell’insegnamento dell’educazione alla legalità, e dovrebbero assicurare particolare cura e attenzione ai minori a rischio. Molteplici sono le attività educative, rieducative, informative e sociali che si possono promuovere sul territorio e che possono essere realizzate sul territorio per agganciare il minore nel contesto in cui vive. Tra queste possiamo ricordare L’educativa di strada, che  rappresenta una grande occasione per incontrare minori e famiglie nei contesti di vita quotidiani; La mediazione scolastica che riguarda le dinamiche relazionali tra docenti, minori e famiglie; La mediazione familiare, intesa come processo collaborativo di risoluzione del conflitto familiare attraverso l’utilizzo di tecniche di comunicazione che forniscono aiuto ai soggetti coinvolti per una risoluzione, accettabile per entrambi, trasformando il momento di crisi in possibilità di crescita; la peer education, strategia educativa che ha come obiettivo quello di attivare un processo di scambio naturale di emozioni, esperienze e conoscenza tra soggetti che hanno lo stesso status pari”.

Dipendenze e criminalità minorile, quanto è difficile intervenire tempestivamente per limitare rischi e situazioni di disagio?

“I presupposti applicativi dell’intervento preventivo devono essere ricercati in tutte quelle condotte che pregiudicano il percorso evolutivo del minore e che si sostanziano nell’abbandono scolastico, nel consumo di alcolici e droga, nella difficoltà di adeguarsi alle minime regole di condotta negli ambienti di sua frequentazione, nell’uso sconsiderato dei social network che, a lungo termine e nei casi più gravi,  possono degenerare in atteggiamenti sintomatici di disturbi patologici più importanti come la dipendenza dal gioco d’azzardo, l’isolamento e i disordini alimentari. Dinnanzi a tali problematicità comportamentali, è necessario che il giovane disadattato intraprenda un percorso educativo e responsabilizzante in modo da indirizzarlo e provvedere tempestivamente con interventi ante delictum o praeter delictum ancor prima che il minore abbia compiuto effettivamente un fatto reato punito dalla legge penale.”

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