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Estorsione: quando si configura dal datore di lavoro?

Commette delitto di estorsione il datore di lavoro che minaccia il lavoratore anche in modo vago

Integra il delitto di estorsione il comportamento del datore di lavoro che induce il lavoratore ad accettare condizioni di lavoro contrarie alla legge e ai contratti collettivi.

Tra il datore di lavoro e il lavoratore si evince un naturale squilibro contrattuale, secondo cui il titolare del rapporto di lavoro ricopre sicuramente una posizione di forza rispetto a quella più debole del lavoratore dipendente. Il datore di lavoro, pertanto, approfittando del ruolo di subordinazione del lavoratore, può anche con minaccia larvata, ovvero nascosta, intimare un possibile licenziamento o far capire di non procedere all’assunzione, qualora il lavoratore non intenda accettare le condizioni da lui prospettate.

Il delitto di estorsione del datore di lavoro si configura, quindi, tutte le volte in cui il dipendente, dietro minaccia, accetta condizioni lavorative meno favorevoli, per timore di non essere assunto o addirittura di perdere il proprio posto di lavoro.    

Siffatta rappresentazione si profila anche nel caso cui la condotta del datore di lavoro si sostanzi in una minaccia larvata, ossia, mascherata o velata (Cassazione penale, sentenza 07/06/2018 n. 25979).

Le “condizioni meno favorevoli” rappresentano le situazioni più disparate e le più frequenti sono retribuzione economica inferiore rispetto all’effettiva attività prestata, lavoro in nero o sommerso, rinuncia all’utilizzo di congedi per malattia o infortunio sul lavoro.

Più in generale, la prevaricazione del datore di lavoro costringe il lavoratore a sottostare a condizioni di lavoro contrarie a quanto stabilito dalla legge.  

La minaccia  è l’elemento fondante del delitto di estorsione e non richiede che l’azione avvenga mediante intimidazione di un male diretto alle persone o alle cose, essendo sufficiente un atteggiamento tale da far sorgere nel lavoratore o aspirante dipendente  il timore di un concreto pregiudizio. 

Il delitto di estorsione

Secondo quanto disposto dall’art. 629 del codice penale, chiunque, mediante violenza o minaccia costringe qualsiasi persona a fare o ad omettere qualche cosa, procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 1.000 a 4.000 euro.

Per minaccia s’intende la rappresentazione di conseguenze negative o non favorevoli per la vittima,  avanzate esplicitamente e/o implicitamente, purché in maniera idonea a condizionare la volontà del soggetto passivo

Lo spirito della norma è difendere il patrimonio individuale è alla libertà di autodeterminazione del singolo. Il bene giuridico tutelato è infatti di natura plurioffensivo.

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