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Dà del villano a un collega, per la Cassazione è diffamazione

Con la sentenza n. 697/2022 la Corte Suprema ha confermato la condanna per diffamazione a un’avvocata che ha dato del “villano” a un collega

La Cassazione ha condannato per diffamazione un’avvocata che ha dato del “villano” ad un collega. Con la sentenza n. 697/2022, la Corte Suprema ha confermato quanto stabilito dal Giudice di Pace e dal Tribunale di Firenze che avevano accusato la legale di diffamazione. Sul banco d’imputazione, le parole con la quale la professionista si era rivolta ad un suo collega. L’avvocata, infatti, offesa dai suoi comportamenti, a suo dire poco rispettosi, aveva presentato un esposto al locale Consiglio dell’Ordine, accusandolo, contrariamente al vero, di mancanza di lealtà e correttezza. L’uomo, ritenendosi diffamato ingiustamente, ha denunciato la donna che è stata condannata al risarcimento danni dal Giudice di Pace di Firenze. Sentenza che è stata poi confermata anche dal tribunale del capoluogo toscano.

Il contenzioso è arrivato infine in Cassazione, dove l’avvocata, oltre a rivendicare il diritto alla critica con l’espressione “villano”, contestava anche la mancata applicazione al caso dell’esimente prevista dall’art. 598 del c.c. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso della donna confermando la decisione in secondo grado. Da un lato, secondo gli ermellini, l’espressione “villano” è da ritenersi “dispregiativa” e comunemente sentita come “espressiva di una chiara volontà di offendere la reputazione della persona cui viene riferita”, concordando con i giudici del Tribunale di Firenze in merito al suo valore diffamatorio. Per quanto riguarda invece l’esimente dell’art. 589 del c.c., la Cassazione ha escluso che possa essere estesa all’esposto. La donna è stata condannata definitivamente al risarcimento danni in favore della parte civile, per un valore economico di mille e cinquecento euro.

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