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Madri assassine: cos’è la “Sindrome di Medea” e come riconoscerla

Cosa accade nella mente di una madre che uccide il proprio figlio?

Accostare il concetto di madre a quello di assassina è sicuramente una contraddizione linguistica ma si rende necessaria al fine di contestualizzare questo delicato argomento. Nel corso degli anni i casi di infanticidio e matricidio sono stati diversi e con diffusione capillare e intensa ma oggi, episodi sempre più ravvicinati, ci inducono ad affrontare, ancor di più, questa piaga che affonda le proprie radici in qualcosa di profondo.

La sindrome di Medea e la vendetta calcolata

Questa sintomatologia, ben definita dallo psicologo Jacobson come “complesso di Medea“, è riferita alla specifica situazione che vede la madre uccidere il proprio figlio al solo scopo di vendicarsi del padre. Metaforicamente o realmente.  

Sono tante le versioni della tragedia greca che vede protagonisti Giasone e Medea, in realtà a noi interessa la versione di Euripide, prettamente consona al nostro argomento. Medea infatti era la moglie di Giasone e madre dei sui figli. Giasone però, si innamora di un’altra donna e la lascia. Medea farà pagare questo abbandono con l’uccisione della prole.    

Ecco la vendetta lunga, studiata e calcolata che porta la donna a pianificare una ritorsione dolorosa nei confronti di Giasone e del suo tradimento, uccidendo i propri figli. Medea è una donna scaltra che con il dolore e la frustrazione dell’abbandono ha potuto pianificare la sua vendetta per liberarsi dalla sofferenza.

Nella sindrome di Medea lo spirito materno, che segue una linea equilibrata già dal momento esatto del concepimento del figlio, improvvisamente si spezza. In questa attualizzazione Medea si trasforma in una madre onnipotente, così come ha creato la vita può portarla via.

Ma quali possono essere la cause alla base di questa patologia?

Sociali, psicologiche, relazionali e psicopatologiche. Un cedimento nervoso, un forte stress così come un’insonnia cronica e ripetuta. Le emozioni non gestite che esplodono incomprensibili e indefinibili. Un intenso turbamento oppure la gelosia.

In criminologia, per fare un’analisi coerente, bisogna studiare tutto il contesto. Quando capita un evento traumatico e anche doloroso, entrano in campo una mole di eventi e di situazioni che è bene considerare singolarmente in quanto ogni storia ha un suo percorso e un suo trascorso. Il raptus non esiste.

Il più delle volte si commettono questi gesti senza motivo apparente. A volte dimentichiamo che il solo fatto di portare in grembo una creatura per alcune donne non significa essere madre.

Ci sono casi di cronaca che dimostrano come anche una semplice privazione del sonno o un’alterazione dei ritmi di vita precedenti alla nascita del bambino, possano essere un campanello di allarme per altre sintomatologie.

Un altro caso riguarda la sindrome post partum che oggi comincia ad essere affrontata in maniera più specifica e che può portare la madre a sentirsi frustata, rabbiosa o inadatta al suo ruolo.

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