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L’uomo che ha rubato 1000 manoscritti inediti ha un nome

Un uomo di 30 anni, Filippo Bernardini, ha ammesso di fronte alla Procura Federale di New York di aver rubato, negli ultimi 5 anni, più di mille manoscritti di libri non ancora pubblicati. Ha patteggiato. È roba grossa. Ma a che serviva questa truffa?

Una truffa che proseguiva da anni

Nell’ambiente dell’editoria se ne parlava da anni e tutti erano lì a chiedersi che fine avessero fatto i manoscritti rubati. Si sussurrava di spie russe, del governo cinese, dei produttori di Hollywood: si sapeva che dietro doveva esserci qualcuno molto radicato nel settore: invece era Bernardini a prendere tutti per il naso. In tutto il mondo. Un perfetto esempio di phishing.

Durante tutto questo tempo (e senza che nessuno sappia perché l’ha fatto), fingendo di essere altre persone, l’uomo si è fatto spedire da editor, autori, agenti e traduttori, molti manoscritti di libri famosi o sconosciuti, che stavano per uscire in libreria. Come ha fatto? Semplice. Chiedeva a tutti loro, via mail, di leggere in anteprima quei manoscritti, fingendo di essere un professionista, un gestore di diritti all’estero, insomma qualcuno che poteva ben essere interessato alla commercializzazione di quel libro. Ingegneria sociale, insomma, e anche di livello.

Qualcuno che sa che manoscritto nell’ambiente si scrive “ms”, che sa le persone, i riferimenti, i tempi. Questi scambi di testi sono comuni nel mondo dell’editoria, per cui nessuno si insospettiva, fino a che chi aveva scritto la mail spariva e allora si capiva che qualcosa non andava. Non sempre gli riusciva il colpo.

Ad esempio, in Italia l’avevano scoperto prima di inviargli il manoscritto dell’ultimo libro di Elena Ferrante. Era ottobre 2019. La mail che giunse alla E/O era plausibile, veniva da una grande agenzia di scouting, ma l’indirizzo era un po’ strano e bastò una telefonata all’agenzia per capire che era una truffa. E molte altre volte ha ciccato il colpo, anche all’estero.

Ma chi è quest’uomo?

Ha 30 anni, è della provincia di Terni (Amelia) e lavorava all’ufficio diritti di Londra della prestigiosa casa editrice Simon & Schuster. Laureato in Lettere Moderne alla Cattolica di Milano, master in editoria a Londra. Prima era stato lettore per case editrici (quelli che leggono i manoscritti appena arrivati e compilano schede dicendo se vale la pena pubblicarli o no), per poi fare uno stage alla Andrew Nurnberg Associates. Ma non lo assunsero e pare la prese molto male. Seguirono piccoli impieghi per altre case editrici fino ad arrivare alla Simon & Schuster nell’ottobre 2019. Aveva lavorato come traduttore anche per alcune case editrici italiane.

Ora viene descritto come molto zelante e molto ambizioso, uno di quelli che studiano tanto, che vogliono emergere e spiccare. Ottimi studi, preparato, poliglotta (parlava inglese, coreano, cinese, svedese, tedesco, olandese). Forse è stato proprio questo desiderio di venir fuori dalla massa a spingerlo a fare qualcosa di così teatrale, il cui risultato però è che di certo non lavorerà più nell’ambiente letterario. O forse voleva sfondare come traduttore, scoprendo in anticipo i nuovi talenti in modo da legarsi a essi fin dall’esordio. O forse voleva diventare uno scout letterario più velocemente degli altri. O dimostrare quanto fosse facile bucare la segretezza del sistema.

E’ una truffa o no?

Di sicuro è phishing. Però potremmo dire che, in fondo, Bernardini si è limitato a leggere in anteprima Margaret Atwood, Ethan Hawke, Sally Rooney e tanti altri. Potremmo. In un certo senso è vero, perché lui non ci ha guadagnato sopra nemmeno una lira. Non li ha diffusi, non ha chiesto riscatti, non li ha caricati sui siti dove si scaricano illegalmente libri: niente. Fino a che l’FBI l’ha arrestato il 5 gennaio 2022.  Le accuse: frode telematica e furto d’identità, per aver registrato e usato 160 indirizzi email simili – ma non uguali – a quelli di professionisti dell’editoria, in modo da impersonarli credibilmente. Avrebbe anche hackerato un’agenzia di scout letterario newyorchese, la Nurnberg, per accedere a un database pieno di indirizzi che poi avrebbe usato. Certo, si è fatto dare illegalmente opere letterarie che non poteva avere.

Ora che succederà?

Bernardini (la sentenza si saprà il 5 aprile prossimo) dovrebbe pagare al massimo 75.000 dollari di multa, restituirne altri 88.000 e fare tra i 15 e i 21 mesi di carcere. E molte case editrici, intanto, hanno innalzato la loro sicurezza informatica, per evitare che altri malintenzionati seguano l’esempio.  Perché il punto non è tanto la minaccia che è stata, ma quella che avrebbe potuto essere. E questa, al momento, è l’ultima pagina di questa storia. Scommettete che qualcuno ci scriverà un libro e poi ne faranno una serie su Netflix?

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