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Libertà morale e “Evidence of Truth”

Ipnosi e narcoanalisi, la capacità del neuroimaging nel captare la verità nella menzogna

La prima volta in cui vennero inserite le neuroscienze all’interno dello scenario giuridico italiano, è stata 10 anni fa. La Corte d’Appello di Trieste chiese una perizia psichiatrica, specifica in esami genetici e neuroimaging, i quali permisero di isolare la variante MAO-A, un gene implicato nel metabolismo neurotrasmettitivo. Un gene in cui è possibile osservare la predisposizione a comportamenti violenti e, conseguentemente, a una perdita di autocontrollo.

In Italia l’interesse di questa nuova interazione tra neuroscienze e diritto diede il via a processi ostici e idee di pensiero contrastanti. Gli studi e le tecniche di interrogatorio si perfezionarono, trovando metodologie diverse per poter arrivare all’obiettivo.

Tecniche e metodi diversi per ricercare la verità:

– la testimonianza

– le funzioni mnemoniche (elaborazione, conservazione e recupero del ricordo)

–  le pratiche “ad eruedam veritatem”

– la tortura

– il poligrafo (macchina della verità)

Si arriva così a parlare di narcoanalisi e ipnosi, la prima, meglio conosciuta come il “siero della verità”, è utilizzata al fine di indurre una condizione di narcosi artificiale indotta nel soggetto con la somministrazione di alcune sostanze chimiche. In maniera lenta e continua, viene introdotto un liquido per endovena. La somministrazione provoca un effetto ipnagogico e inibitorio, limitando l’autocontrollo psicofisico nel soggetto. Questa metodologia dovrebbe indurre il soggetto a dichiarare fatti o particolari che, in uno stato normale, non avrebbe prodotto.

L’ipnosi viene definita dall’American Psychiatric Association come “condizione temporanea di modificata attenzione del soggetto, che può essere indotta da un’altra persona e durante la quale vari fenomeni possono apparire o spontaneamente o in risposta a stimoli verbali, o ad altri stimoli”. Questi fenomeni producono delle modificazioni della coscienza e della memoria, altered (alterato stato di coscienza). Una definizione non corrisposta da tutti, specialmente nel campo forense, tale terminologia è considerata fuorviante, in quanto esprime un concetto di intrusività interpersonale del tutto sbagliato. Diversamente per molti altri specialisti forensi traducono “altered” come “modificato”, si parla di stato modificato di coscienza, ossia un fenomeno del tutto biologico.

<<Con l’ipnosi veniva utilizzata l’eliminazione dell’IO, per permettere al medico di accedere all’inconscio>> Anna Freud, evitava l’ipnosi, poiché la definiva una forma impossibile da maneggiare e ottimale per un programma terapeutico.

Il Codice di Procedura Penale non contiene specifici riferimenti in merito all’utilizzazione dell’ipnosi come mezzo probatorio, l’orientamento è verso una contrarietà al suo utilizzo. L’art. 188 c.p.p. recita: “non possono essere utilizzati neppure con il consenso della persona interessata, metodi e tecniche idonei a influire sulla libertà di autodeterminazione, ovvero ad alterare la capacità di ricordare o valutare i fatti”.

L’ipnosi è una condizione fisiologica perché viene stimolata dall’esterno, da manovre costruite che provocano nell’Inconscio comportamenti inibitori. Può essere utilizzata in caso di inviolabile diritto alla salute, per amnesia, e per migliorare anche ricordi o particolari di fatti apparentemente dimenticati. Un metodo di ricerca molto importante, essa è utilizzata per identificare le menzogne anche se la giurisdizione è contraria all’uso della stessa. La peculiarità dello stato ipnotico è che in realtà il soggetto vive in quel momento una “coscienza ipnotica”, vi è solo una regressione dell’io, quindi è perfettamente cosciente e presente.

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