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Investigazioni: no ad assegno divorzile se l’ex lavora in nero

La Cassazione ha rigettato il ricorso di una donna che lavorava in nero e al tempo stesso percepiva l’assegno divorzile dall’ex marito

Niente assegno divorzile per l’ex coniuge che, dichiaratosi impossibilitato di lavorare, lavora in nero. È quanto emerso da una recente sentenza della Cassazione, che legittima l’uso delle investigazioni private per verificare la veridicità delle affermazioni dell’ex coniuge ai fini del percepimento dell’assegno divorzile. La sentenza n. 5077/2021 del 25 febbraio scorso segue quella del 28 febbraio del 2020, in cui gli ermellini si erano già pronunciati allo stesso modo. Di fatto, l’assegno divorzile spetta all’ex coniuge economicamente più debole ed impossibilitato a lavorare; vuoi per motivi di salute o perché ha difficoltà a trovare un posto (ad esempio, una donna che ha fatto sempre la casalinga). Tuttavia, egli deve dimostrare ai giudici l’impossibilità a mantenersi.

Al centro di questa vicenda una donna, licenziatasi per problemi di salute dallo studio di commercialista dov’era impiegata, e che proprio per questo motivo non poteva più lavorare. L’ex marito doveva quindi versarle mensilmente l’assegno divorzile. Dal canto suo, la donna chiedeva che lo stesso fosse aumentato. L’uomo, sospettoso della situazione, si è rivolto a un investigatore privato per verificare se quanto sostenuto dall’ex moglie corrispondesse al vero. Il detective ha scoperto che nonostante la donna avesse dato le sue dimissioni, lavorava ancora in nero presso lo stesso studio di commercialista. In questo modo percepiva sia lo stipendio che l’assegno divorzile dall’ex marito.

Respinto il ricorso dalla Corte d’Appello, la donna si è rivolta alla Cassazione dove ha trovato nuovamente l’opposizione dei giudici. La Corte Suprema ha respinto la domanda di aumento dell’assegno divorzile e ha ribadito le modalità con cui lo stesso può essere percepito, che escludono senz’ombra di dubbio la possibilità di lavorare in nero. Gli ermellini hanno inoltre sottolineato la scelta, del tutto lecita dell’uomo, di affidarsi a un investigatore privato. Le indagini, volte a verificare se l’ex coniuge percepisce indebitamente l’assegno divorzile, sono da considerarsi sempre legittime.

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