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Devianza & società

Dalla psicoanalisi alle teorie sociologiche per individuare le cause della devianza

Il comportamento deviante è tale in quanto infrange una serie di norme sociali più o meno consapevolmente riconosciute dai più. A partire dalla psicoanalisi fino a più recenti teorie sociologiche, si è tentato di individuare le cause della devianza in un rapporto complesso con la famiglia, la scuola e la società.

La comunicazione (dal latino cum= con, munire= legare, costruire e communico = mettere in comune, far partecipe) va intesa anzi tutto come un processo di trasmissione di informazioni. In italiano, comunicazione ha il significato semantico di “far conoscere”, “render noto”.

In una comunicazione si ha bisogno sempre di una serie di item da rispettare:

  • Fonte che invia un
  • Messaggio rivolgendosi ad un
  • Destinatario all’interno di un
  • Contesto tramite un
  • Contatto e grazie ad un
  • Codice

Saper entrare in contatto, con empatia, scambiandosi valori e pensieri, è sempre stato un valore principale di ogni individuo. Il comportamento deviante è quello che si verifica quando un individuo, o gruppo di individui, si discosta nelle parole o nelle azioni/atteggiamenti rispetto ad una norma comportamentale o sociale. Il soggetto deviante non accetta, o non interiorizza, le regole vigenti in un determinato contesto sociale, violandole consapevolmente in modo altezzoso (senso di sfida).

La delinquenza come la criminalità, l’abuso di alcol o droga, comportamenti sessisti violenti, sono considerate forme di devianze che connotano l’individuo come “diverso” rispetto ad uno standard sociale.

Le regole sociali vengono indotte fin dai primi anni di vita, e così tutta la crescita di un individuo è caratterizzata da un unico obiettivo “crescere e formarsi” secondo i canoni richiesti dalla società. Durante i primi anni di vita si ha la cosiddetta “socializzazione primaria”, quando uno dei genitori ha il compito di insegnare al bambino le cose basilari (es. come utilizzare le posate per mangiare).

Successivamente si avrà la “socializzazione secondaria” durante il periodo scolastico, quando è richiesta anche una propria personalità, per iniziare a creare il proprio ruolo, la propria persona, da presentare alla società.

Oggi ci ritroviamo in un contesto del tutto destabilizzato sotto ogni tipologia di forma comportamentale, specialmente in questa seconda fase di socializzazione. L’individuo senza norme, isolato, preda dei propri impulsi più profondi, risulta essere vittima di quello che in sociologia viene chiamata anomia (dal latino a-nomos: assenza di leggi, regole). Gli studi sull’anomia sono fondamentali per le scienze sociologiche, e sull’individuo alienato, escluso dal tessuto connettivo della società e dell’aggregazione con gli altri; per questo ci sono molte teorie, fra cui quella sull’incidenza al suicidio rapportati alle caratteristiche del contesto sociale circostante (Durkheim, 1987).

Un anno di isolamento, stress e ansia, che ha creato un vortice orribile nelle persone, in particolar modo tra gli adolescenti; completamente chiusi in sé stessi, si mostrano al mondo come persone perfette e pronte a qualsiasi sfida, tutto rigorosamente online. Si è persa ogni forma di individualismo ma anche di gruppo tra i ragazzi, un dinamismo che ha danneggiato il corretto assetto e sviluppo degli adolescenti. Diversi elementi come l’aggressività, sovrastano quotidianamente la personalità dei giovani, se non controllata può creare gravi danni, basti vedere gli ultimi fatti di cronaca. Per cercare di capire e osservare la problematica, sono state identificate cinque modalità di organizzazione nevrotica, disfunzionale e malsana, le quali sono in grado di sviluppare delle dinamiche di scapegoating:

Organizzazione paranoide: il paranoide è colto da continui picchi di timore e incertezze, per analizzare le problematiche e minacce vengono sprecate molte energie e tempo inutili. Le strategie sono molto guardinghe e non propositive.

Organizzazione ossessiva: progettata per sorvegliare tutto; decisamente proiettati sul dettaglio e le procedure ben consolidate.

Organizzazione depressiva: inattività e mancanza di fiducia, atmosfera passiva e demotivante. Non vi è un senso di leadership al quale prendere spunto o fare riferimento.

Organizzazione isterica: iperattività, impulsività, nessuna inibizione, caratteristica predominante è il gusto del rischio.

Organizzazione schizoide: completamente vuoto, non vi è alcun tipo di interesse, rifiuto e disorientamento.

Ogni tipologia di organizzazione nevrotica genera quasi in maniera naturale al suo interno un modo di percepire la devianza e il comportamento incongruo. Oggi si tratta sempre più di un disagio mascherato, un concetto che racchiude davvero tanto: si parte da una base obiettiva, che coincide con la somma delle inadempienze, ritardi, tradimenti di cui i giovani sono stati colpiti in questo periodo.  Fino ad ora il disagio si è irrobustito a livello di «sommerso», non trovando fattori d’innesco sufficienti a farlo esplodere in comportamenti devianti, carichi di significato eversivo o, comunque, di conflittualità sociale. Ora, con questa nuova realtà del tutto virtuale emergono forme di devianza ancora più forti, deterministiche e paurose. Si stanno verificando sempre più frequentemente episodi di suicidio, sfide estreme, isolamento e frustrazione dichiarati come un gioco sulle pagine social.

Stiamo osservando una estrema variabile di devianza sociale, adolescenziale; siamo difronte a una generazione di abbandonati. Una caduta di attenzione verso i giovani, che è la premessa di varie forme di abbandono, non è dunque espressione di situazioni culturali contingenti, ma è comportamento-spia di un vero cambiamento antropologico in atto nella nostra società.

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