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A che serve la geologia forense?

La geologia forense è una disciplina spesso sottovalutata. Qual è il suo ruolo nelle indagini? Lo chiediamo a Rosa Maria Di Maggio, vincitrice dell’Investigation & Forensic Award 2022 nella categoria “Geoscienze Forensi”.

“La geologia forense ha principalmente due ruoli: studiare l’ambiente e il territorio dove si è svolto un illecito e analizzare i materiali geologici coinvolti nella dinamica di un crimine, attraverso lo studio di immagini aree e satellitari ad alta definizione e di cartografia tematica di dettaglio, oltre al rilevamento sul luogo.

Parliamo della ricerca di persone scomparse, dell’analisi dei dissesti idrogeologici e di illeciti contro l’ambiente (illeciti penali), della ricerca e localizzazione di discariche abusive, ricerca di aree soggette a deforestazione o a estrazione illecita di materiali da costruzione.

Il terreno è un materiale incoerente che facilmente si deposita su superfici mobili, quali calzature, pneumatici, attrezzi da lavoro. Le rocce vengono utilizzate come oggetti contundenti e sono anche i materiali più coinvolti nei reati contro i beni culturali. Le analisi comprendono principalmente tecniche di microscopia ottica e tecniche spettroscopiche“.

Qual è stata la prima volta che la geologia forense è stata usata nelle indagini, nel nostro Paese?

“In Italia la geologia forense è una scienza relativamente giovane. La presenza di terriccio su autoveicoli sospetti poteva fornire informazioni sui tragitti degli autori di sequestri di persona, ma il caso per il quale entrò di diritto nelle scienze criminalistiche fu il sequestro Moro, nel 1978. Le analisi furono eseguite dal professor Gianni Lombardi del Dipartimento di Scienze della Terra della “Sapienza” Università di Roma.Il corpo di Moro fu rinvenuto nel portabagagli di una Renault 4 al centro di Roma. Nel risvolto dei pantaloni, sulle scarpe, sulla coperta con la quale fu avvolto, nel bagagliaio e sui parafanghi della macchina furono trovate tracce di sabbia.

Fu chiesto al professor Lombardi di eseguire le analisi, per individuare il covo dei brigatisti: raccolse campioni di sabbia lungo 150 chilometri di costa, nei luoghi con strade accessibili, ma abbastanza isolati da potersene servire come nascondiglio. Le sabbie potevano provenire da un’area costiera lunga circa 11 chilometri a nord di Fiumicino. Gli inquirenti, invano, vi cercarono possibili covi. Anni più tardi i brigatisti confessarono di aver depositato sabbia di quel litorale per depistare. Il caso rimane uno dei più famosi in tutto il mondo per il lavoro di dettaglio svolto da Lombardi”.

Di quali casi ti sei occupata finora nella tua carriera e qual è quello che ti ha dato la maggior soddisfazione professionale?

“Svolgo il lavoro di geologo forense da oltre venti anni ed ho avuto la possibilità di affrontare la ricerca di persone scomparse, omicidi, sequestri di persona, reati ambientali, ma anche contro i beni culturali e dissesti idrogeologici che hanno provocato vittime.

Ho svolto molti casi su violenza di genere, in cui donne, ragazze, bambine, mogli, figlie, amanti, amiche, prostitute hanno subito abusi o sono state brutalmente uccise. L’approccio scientifico e professionale è quello di assumere un sano distacco; l’approccio della donna, che inevitabilmente emerge quando si esce dal laboratorio, è sempre stato, ed è, molto impegnativo da gestire”.

A che livello è la formazione in Italia per il tuo settore? Quale percorso formativo per chi vuole intraprendere questo lavoro?

“Purtroppo, fino a qualche anno fa in Italia la geologia forense non è mai stata oggetto di corsi (universitari o privati), seminari ed aggiornamenti professionali. Chi voleva avvicinarsi a questa bellissima applicazione della geologia non aveva riferimenti accademici.

Fortunatamente da qualche anno, diversi atenei ed Istituti di formazione hanno istituito master o corsi sulle scienze forensi. Nell’ultimo anno un paio di università hanno addirittura inserito il corso di geologia forense all’interno del piano di studi del corso di laurea. Questo fa ben sperare per raggiungere una formazione tecnica, altamente specialistica, al pari delle altre scienze forensi”.

Che livello di conoscenza e di utilizzo hanno i magistrati della geologia forense?

“Purtroppo, ancora non tutti i magistrati conoscono le potenzialità della geologia forense. Ancora non viene applicata a pieno ritmo da Tribunali e Procure. Mi accade di frequente che venga incaricata da magistrati che poco conoscono della geologia forense e poi ne rimangono davvero affascinati e ne apprezzano l’utilità. Sarebbe davvero importante proporre una formazione più strutturata sulle scienze forensi per i magistrati, anche attraverso gli ordini professionali”.

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