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Le altre vittime dei femminicidi. I dati lacunosi sul fenomeno e il progetto “A braccia aperte”

Spesso dimenticati gli orfani di femminicidi sono i testimoni che sopravvivono al disastro familiare e che portano dentro ferite e dolore

Quanto può essere difficile affrontare e valicare un trauma? E come può un bambino superare il distacco dalla perdita della madre? Si può sopravvivere con un dolore che devasta e cambia totalmente la propria vita? Quando parliamo di femminicidio il più delle volte la nostra attenzione si focalizza sulla donna uccisa per mano del marito o compagno, oppure un ex che non che non si rassegna. Poche volte l’interesse si volge dalla parte dei figli di queste donne uccise. Doppiamente orfani.

Quanti sono gli orfani di femminicidio? Se consideriamo che ogni due giorni una donna è uccisa per mano di un uomo il calcolo è davvero difficile. Ci ha pensato una criminologa la Prof.ssa Anna Costanza Baldry – scomparsa prematuramente nel 2019 – che ha stimato 1.600 orfani di femminicidio dal 2000 al 2015 grazie al progetto Switch- off, acronimo di Supporting Witness Children Orphans From Feminicide in Europe. Di questi ragazzi solo 143 hanno accettato di essere incontrati e intervistati. Una piccola percentuale che ha parlato di uno stigma che si porta addosso, della solitudine vissuta, dei sensi di colpa per non essere riusciti ad aiutare le loro madri. E del desiderio di nascondersi e non raccontare la sofferenza.

Sindrome dell’abbandono, disturbo post traumatico da stress, distacco emotivo sono solo alcune delle patologie che questi ragazzi si trovano a dover affrontare. Insieme alla paura di ricostruire la loro vita. Una ricerca confluita nel libro, a firma della Baldry “Orfani Speciali”.

Un punto di riferimento nell’ambito normativo è stata la Legge n°4 del 2018 “Modifiche al codice civile, al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in favore degli orfani per crimini domestici” che ha previsto dei fondi per queste vittime con l’accesso al gratuito patrocinio, assistenza medico-psicologica, sospensione per l’omicida della pensione di reversibilità e del diritto all’eredità e la possibilità per l’orfano di modificare il cognome. In ambito internazionale ed europeo non vi sono assetti che possano disciplinare la condizione degli orfani per crimini domestici o che prevedano misure di intervento adeguate. Tuttavia, nella Convenzione Onu sui Diritti dell‘Infanzia e dell’Adolescenza e nella Convenzione di Istanbul, si possono ritrovare norme di portata generale, che tutelano le vittime di violenza e che pertanto trovano applicazione anche per gli orfani per crimini domestici.

Quello degli orfani di femminicidi è quindi un fenomeno complesso e ancora oggi con dati lacunosi. Una interessante novità riguarda il bando “A braccia aperte” a sostegno di questi ragazzi che porta la firma di Marco Rossi Doria, presidente di “Con i Bambini” che partirà dal mese di settembre.

L’obiettivo è prendere in carico tempestivamente e individualmente i minori, offrendo un supporto specializzato e costante in seguito all’evento traumatico, garantendone il graduale reinserimento sociale e la piena autonomia personale e lavorativa. Gli interventi, che copriranno l’intero territorio nazionale e avranno una durata di 48 mesi, saranno destinati anche al sostegno delle famiglie affidatarie e dei caregiver. Complessivamente, i 4 progetti saranno sostenuti con 10 milioni di euro.

Tra le azioni previste rientrano l’erogazione di doti educative, assistenza medica e legale, sostegno psicosociale e sostegno allo studio, accompagnamento all’inserimento lavorativo e sostegno alle famiglie affidatarie.

Una prima risposta condivisa punterà l’attenzione sulla mancanza di dati esaustivi sul fenomeno e l’esatto numero dei minori orfani, attraverso una rilevazione puntuale e un’azione di formazione rivolta a tutti gli operatori socio sanitari, che sarà realizzata dai progetti e coordinata da Con i Bambini, che prevede la nascita di Osservatori regionali.

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