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I doveri dei genitori nei confronti dei figli

I doveri attribuiti ai genitori assicurano ai figli piena tutela giuridica e morale: cosa succede in caso di violazione?

Il vincolo matrimoniale impone ad entrambi i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare, assistere moralmente i figli nel rispetto delle loro capacità e inclinazioni naturali (art. 147 del codice civile).  La nascita di un figlio riconosce ai genitori la cosiddetta responsabilità genitoriale.

Tale responsabilità è stata introdotta dal decreto legislativo n. 154 del 2013 e può essere definita quale insieme di poteri e azioni che i genitori devono esercitare nell’esclusivo interesse della prole.

La titolarità della potestà spetta ad entrambi i genitori, legittimi o naturali. La legge riconosce la possibilità di esercitarla in autonomia e disgiuntamente dall’altro coniuge,  solo per il compimento di atti di ordinaria amministrazione, ovvero,  azioni migliorative o conservative volte a non creare modificazioni sostanziali del patrimonio familiare. Per le decisioni che, invece, alterano la consistenza patrimoniale (atti eccedenti l’ordinaria amministrazione) è richiesto, necessariamente, il consenso di entrambi i genitori.

Ai figli nati fuori dal matrimonio si assicurano gli stessi diritti riconosciuti ai membri della famiglia legittima (art. 30 Costituzione). Pertanto, la legge intende assicurare per tutti i soggetti che ricoprono  lo status di figlio il medesimo sistema di tutela giuridica.

Quali sono i doveri dei genitori?
Se da un lato la potestà genitoriale dispone doveri, dall’altro i figli avranno diritto di ricevere quanto stabilito a loro tutela dalla legge.

I doveri riconosciuti dall’art. 315 bis del Codice civile  prevedono il diritto per ciascun figlio di essere mantenuto, istruito, supportato moralmente nel rispetto dei propri ideali ed aspirazioni personali. In tal senso, i genitori hanno il dovere di cooperare, ognuno in base ai propri redditi o lavoro casalingo, al sostentamento economico dei figli. Dovranno assicurare al minore la possibilità di frequentare la scuola e di ricevere un’istruzione adeguata, anche accademica, tenendo in considerazione le attitudini, propensioni e interessi maturati nel tempo . E’ ritenuto obbligatorio il mantenimento del figlio anche maggiorenne qualora, quest’ultimo non sia economicamente indipendente e ciò non dipenda dalla sua volontà.

La prole ha diritto di mantenere rapporti significativi con i parenti. La possibilità di instaurare o consolidare relazioni interpersonali non va riconosciuta solo a parenti stretti, ad esempio ai nonni, ma a qualsiasi altra persona capace di contribuire alla sua crescita e formazione (Cassazione civile, ordinanza n. 19780/2018).

Il minore che abbia raggiunto il dodicesimo anno di età potrà essere ascoltato dal giudice relativamente a tutte le questioni che lo riguardino. E’ consentito l’ascolto anche di un minore di età inferiore a dodici  anni che manifesti di possedere capacità di discernimento, vale a dire, capace di comprendere una situazione concreta ed agire adoperando buon senso.

Cosa si rischia in caso di violazione
I genitori dovranno agire nell’esclusivo interesse della prole. La violazione degli obblighi di assistenza familiare configura, così, un reato.

Secondo quanto disposto dall’art. 570 del codice penale, i genitori che riservano comportamenti contrari ai doveri ed oneri inerenti la morale della famiglia o relativi alla responsabilità genitoriale rischiano fino ad un anno di reclusione.

Il giudice può anche pronunciare la decadenza della responsabilità genitoriale a seguito di una condotta contraria ai doveri previsti dalla legge, di abuso dei relativi poteri con grave pregiudizio della prole. Per gravi motivi, il provvedimento giudiziale può ordinare anche l’allontanamento del genitore o del figlio dalla casa familiare (art. 330 c.c.).

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