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Femminicidio in Calabria: vigilantes uccide la ex compagna con arma in dotazione e si toglie la vita

Nella notte tra sabato 1 e domenica 2 ottobre l’ennesimo femminicidio ha messo fine alla vita di una giovanissima mamma che lascia una bimba di 24 mesi. 

Un omicidio-suicidio avvenuto nel comune di Scalea (CS), che aggiorna la troppo lunga e triste lista di femminicidi che continuano ad essere perpetrati e che sembra destinata a non cessare. Una tragedia che ha scosso la piccola cittadina alto tirrenica che oggi, si trova a piangere due vittime, una donna che non voleva continuare questa storia e l’uomo che invece non si rassegnava alla fine di un rapporto.

Femminicidio: un termine ben definito e una storia che si ripete

È stata l’antropologa Marcela Lagarde, presidente della Commissione speciale di Inchiesta del Parlamento messicano sugli omicidi di Ciudad Jua’rez, ad introdurre il termine femminicidio, per descrivere la strage delle ragazze di Ciaudad.  Il femminicidio è caratterizzato da una forte componente misogina e di sdegno maschile nei confronti della stessa, ed è questa la costituente che permette di distinguerlo dall’omicidio. La vittima assassinata proprio in quanto donna, ecco perché secondo l’antropologa il termine ha un assunto sociale che probabilmente possiede radici profonde nel sistema patriarcale che vede la donna sottomessa all’uomo.

Dal mese di gennaio 2022 sono stati già commessi 42 femminicidi, dato aggiornato tenendo conto di questo ultimo e sanguinoso caso di cronaca. https://femminicidioitalia.info/lista/recente

I protagonisti della vicenda e una bimba orfana di femminicidio

Ilaria Sollazzo era un’insegnante di sostegno presso un liceo della zona, Antonio Russo una guardia giurata che lavorava nell’azienda del padre, 31 anni lei e 25 lui. Un rapporto burrascoso con alti e bassi e frequenti litigate che hanno costretto la coppia, genitori di una bambina di due anni, a lasciarsi.

Lei stava provando a ricostruirsi una vita, lui forse non accettava questo. Probabilmente la gelosia o la voglia di ritornare nella vita della donna, ha covato in sé la voglia di riprovarci, di nuovo. Non disposto ad accettare un rifiuto, davanti ad un ennesimo “no” della vittima, l’uomo ha reagito sparando. La donna è stata freddata con alcuni colpi esplosi dalla pistola d’ordinanza attraverso il vetro dell’auto. L’ultimo colpo lo ha riservato per sé, come succede spesso in questi casi.

Una tragedia che forse poteva essere evitata, che riporta per l’ennesima volta a porci una serie di domande e a comprendere come in alcuni casi, di fronte a queste vicende di cronaca, possiamo solo osservare impotenti. Indubbiamente, casi come questi, ci guidano ad analizzare perché e come succede tutto questo. Perché ancora una volta si piange una vittima innocente?

Una tragedia che ha sconvolto la vita di due famiglie, quella della vittima e quella dell’omicida, che hanno lasciato sola una bimba di 24 mesi un’orfana di femminicidio che dovrà essere forte, tanto da superare il dolore. Tanto da superare il trauma e le domande che si porrà sul perché del fatale gesto. Solo silenzio è quello che chiede la famiglia.

La pistola con sé durante l’incontro con la ragazza

I due, la sera della tragedia, dovevano chiarire alcuni aspetti del loro rapporto, ormai destinato a chiudersi. Sembra che nei giorni precedenti soventi e ripetute liti si siano susseguite. Quando l’uomo ha raggiunto l’ex compagna, di ritorno da una serata con le amiche, aveva l’arma carica con l’intento di sparare, un gesto premeditato. Di certo  gli esami post mortem  aiuteranno a capire qualcosa in più, così come la perizia balistica sull’arma del delitto.

Questo ci porta anche ad un altro tema: perché nelle forze dell’ordine ci sono così tanti casi di omicidi e suicidi taciuti? Oppure perché è possibile per un vigilantes portare con sé un’arma fuori servizio?  Un discorso che forse andrebbe approfondito anche perché questi uomini a volte con un carico di responsabilità e forte stress potrebbero rendersi colpevoli di qualsiasi atto. Anche contro se stessi.

Ad oggi non abbiamo una statistica o una casistica su questa tipologia di omicidi, di certo se scorriamo le cronache possiamo ritrovare anche riferimenti a tali vicende, ma parliamo sempre di rare e sporadiche notizie. Perché non indagare e approfondire queste vicende affinché non ricapiti più?

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