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Detective e brave persone, non solo a Natale

In chiusura d’anno un leggero sfogo e un auspicio. Basta con i pregiudizi sugli investigatori, basta dare spazio a personaggini dubbi che rappresentano solo se stessi, e alle loro malefatte. Noi siamo gente seria.

E ci risiamo.

Ci tocca, ancora una volta da queste pagine, “difendere l’onorabilità” degli investigatori privati. La cosa non ci fa piacere, ovviamente. Significa che, periodicamente, pesanti o lievi sospetti e veleni – spesso solo pregiudizi – sulla categoria tornano alla ribalta. In senso generale e anche come casi specifici.

E sapete cosa vi diciamo? Che essendo l’ultimo editoriale dell’anno vogliamo considerare di buon auspicio la trattazione del tema: dal 2022 l’argomento sarà chiuso. O almeno ce lo auguriamo, naturalmente (sul tema degli auguri…. ritorneremo!).

L’occasione – se vogliamo chiamarla così – ci viene offerta da una nota trasmissione televisiva che, nel corso di una puntata trasmessa poco tempo fa, ha “ripescato” l’ormai famigerato personaggio Lorenzo Marrocu. Una sintesi per i distratti. Costui era un detective che nel 2019 risultò aver accumulato un patrimonio multimilionario, in modo lecito ma soprattutto illecito, nel corso della propria attività. Spiccavano una trentina di immobili, tra cui ville e castelli, sparsi nel Nordovest d’Italia. Quando la Guardia di Finanza sequestrò i beni, nel corso di un’indagine per truffa ai danni di una ricca ereditiera milanese, si scoprì che l’uomo era già stato inquisito e in alcuni casi condannato per crimini quali evasione fiscale e truffa.

Diamo per scontato che ripresentare simili galantuomini, a qualsiasi titolo e in qualsiasi veste, significhi offrire loro un palcoscenico immeritato e poco opportuno, ma così sembrano andare le cose di questi tempi, non discuteremo qui le logiche dell’audience.

Ciò che ci preme ancora una volta sottolineare è che in nessun modo costoro sono testimonial, rappresentanti e men che meno rappresentativi di un’intera categoria professionale che si distingue per ben altri meriti e soprattutto valori.

Dove uno truffa, mille portano invece le proprie competenza e tenacia a fianco dei truffati, per rintracciare prove, colpevoli, maltolto.

Per un sedicente investigatore che si è macchiato di evasione fiscale “seriale”, decine lavorano fianco a fianco con la Giustizia per sbrogliare matasse e spiegare vicende la cui corretta interpretazione è un interesse della collettività e delle istituzioni, insieme a quello dei cittadini direttamente coinvolti.

E un truffatore, un evasore, si trovano comunque in qualsiasi ambito e in ogni categoria, comprese le intoccabili e quelle più incensate. Fatti e numeri della cronaca ce lo ricordano, purtroppo, con cadenza quotidiana.

Non abbiamo – mi ci metto anch’io – bisogno di difese d’ufficio, intendiamoci. Siamo circa 12mila in Italia, un paio di migliaia le agenzie; il nostro mestiere è autorizzato, regolamentato, sottoposto a controlli in entrata e durante il suo svolgimento. Gli investigatori, in Italia, sono gente seria. Non sarà un rubagalline qualsiasi, e neppure la ripetuta parabola di pochi personaggi discutibili a “sputtanarci”.

Ma è quasi Natale, e nella nostra letterina dei desideri anche noi ne aggiungiamo un paio di minuscoli, apparentemente molto ardui da realizzare, ma importanti.

Ci piacerebbe anzitutto che vicende come quella accennata non accadessero più, per quanto rare esse siano. E su questo non si discute. Ma vorremmo anche che, non solo nella nostra professione, stampa e media puntassero a spiegare come si lavora, a raccontare con correttezza e franchezza, nel caso, l’impegno, la fatica, gli investimenti, il talento dispiegati in un lavoro che, anno dopo anno, si fa più complicato ma sempre più utile a tutti: persone, famiglie, aziende, collettività e idea di Giustizia.

E basta, ci fermiamo qui, chiudiamo quest’anno a suo modo difficile con una preghiera un po’ slegata dal contesto generale (se ne parla tanto, troppo, avremmo poco da aggiungere).

Buone Feste, buon fine anno, buone e fruttuose indagini a tutti.

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